I film in uscita dal 6 novembre 2009

•5 Novembre 2009 • Lascia un Commento

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cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 6 Novembre 2009

  • Nemico Pubblico – Public Enemies – di Michael Mann
  • L’uomo che fissa le capre – di Grant Heslov
  • Marpiccolo – di Alessandro di Robilant
  • Alza la testa – di Alessandro Angelini
  • Berlin Calling – di Hannes Stöhr
  • Anno Uno – di Harold Ramis

Locandina Nemico Pubblico - Public Enemies

Nemico Pubblico – Public Enemies

titolo originale: Public Enemies
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Michael Mann
genere: Drammatico / Gangster
durata: 143 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: J. Depp (John Dillinger) • C. Bale (Melvin Purvis) • M. Cotillard (Billie Frechette) • J. Russo (Walter Dietrich) • D. Wenham (Harry ‘Pete’ Pierpont) • J. Clarke (John ‘Red’ Hamilton) • S. Dorff (Homer Van Meter) • C. Tatum (Pretty Boy Floyd) • R. Cochrane (Agente Carter Baum) • B. Katic (Anna Sage) • E. De Ravin (Barbara Patzke) • B. Crudup (J. Edgar Hoover) • G. Ribisi (Alvin Karpis) • J. Ortiz (Phil D’Andrea) • S. Hatosy (Agente John Madala) • D. Harvey (cliente Steuben Club) • S. Leigh (Helen Gillis) • S. Graham (Baby Face Nelson) • S. Garrett (Tommy Carroll) • S. Lang (Charles Winstead) • M. Craven (Gerry Campbell) • L. Mason (portiere Union Station) • L. Taylor (Sheriff Lillian Holley) • D. Warshofsky (Warden Baker) • L. Sobieski (Polly Hamilton)
sceneggiatura: R. Bennett • M. Mann • A. Biderman
musiche: E. Goldenthal
fotografia: D. Spinotti
montaggio: J. Ford • P. Rubell

Trama: Nessuno poteva fermare Dillinger e la sua banda. Non esisteva prigione dalla quale non riuscisse ad evadere. Il suo carisma e le rocambolesche fughe dalle prigioni lo rendevano interessante agli occhi di tutti – da quelli della sua fidanzata Billie Frechette a quelli del pubblico americano che non aveva simpatia per le banche responsabili di aver fatto precipitare il paese nella depressione. Ma mentre le avventure di Dillinger e della sua banda – che nell’ultimo periodo comprendeva anche due individui sociopatici dal nome Baby Face Nelson e Alvin Karpis – intrigavano i più, Hoover si riproponeva di utilizzare la pubblicità che la cattura del criminale avrebbe potuto generare in suo favore per trasformare il suo “Bureau of Investigation” nel dipartimento di polizia nazionale che è adesso l’FBI. Fece pertanto di Dillinger il primo Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti d’America, mettendogli alle calcagna Purvis, l’affascinante “Clark Gable dell’FBI”.

Film notevole, sicuramente la migliore uscita del week end. E probabilmente una delle migliori dell’anno, date retta ad uno stupido.

L’ho visto in anteprima ed in lingua originale, e la mia analisi è qui.

5 stars.

Locandina L'uomo che fissa le capre

L’uomo che fissa le capre

titolo originale: The Men Who Stare at Goats
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Grant Heslov
genere: Commedia
durata: 90 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: G. Clooney (Lyn Cassady) • E. McGregor (Bob Wilton) • K. Spacey (Larry Hooper) • J. Bridges (Bill Django) • R. Patrick (Todd Nixon) • S. Root (Gus Lacey) • S. Lang (Generale Hopgood) • R. Curtis-Brown (Maggiore General Brown)
sceneggiatura: P. Straughan
musiche: R. Kent
fotografia: Elswit
montaggio: T. Riegel

Trama: Il giornalista Bob Wilton è in cerca di uno scoop quando incontra Lyn Cassady, una figura ambigua che sostiene di appartenere a un’unità sperimentale dell’esercito americano. Secondo Cassady, il New Earth Army sta cambiando la maniera di combattere le guerre: una legione di monaci guerrieri con poteri mentali senza precedenti è in grado di leggere il pensiero del nemico, attraversare i muri e addirittura uccidere una capra semplicemente guardandola. Ora, il fondatore del programma, Bill Django, è scomparso e la missione di Cassady è di ritrovarlo. Intrigato dalle strampalate storie raccontate dalla sua nuova conoscenza, Bob decide di seguirlo nella ricerca. E quando l’improbabile coppia rintraccia Django in un campo di addestramento clandestino gestito dal fuorilegge psicotico Larry Hooper, il giornalista resta intrappolato nel mezzo di una battaglia tra le forze del New Earth Army di Django e la milizia personale di Hooper formata da super soldati. Per sopravvivere a questa selvaggia avventura, Bob dovrà superare in astuzia un nemico che non avrebbe mai pensato di dovere affrontare.

«Questa storia è più vera di quanto possiate credere», ironizza una didascalia prima dei titoli di testa. In effetti dietro la trasposizione dal letterario al filmico di questo film c’è un preciso e insondabile libro-inchiesta pubblicato nel 2004 dal reporter e documentarista inglese Jon Ronson (tradotto da Einaudi Stile Libero) che sembrerebbe peraltro più uscito dalla fantasia scatenata dei fratelli Coen che dalla realtà.

Pare che sia talmente strano (anche il titolo infondo lo è) da lasciare il lettore sospeso per più di 250 pagine fra sarcasmo e incredulità.

Cosa devo pensare secondo voi di una storia tanto incredibile quanto assurda di militari addestrati a sviluppare poteri extrasensoriali per scopi bellici, che a sentire l’autore (ed a curiosare sulla rete), sembrerebbe essere tutt’altro che una bufala?

Forse dovrei archiviarlo all’insegna dell’incredibile ma vero, o forse solo le più incredibili bugie create ad arte per depistare i curiosi e soddisfare i paranoici?

Il cast è notevole e George Clooney è tutt’altro che uno stupido.

Io dico 4 stars.

Locandina Marpiccolo

Marpiccolo

titolo originale: Marpiccolo
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Alessandro di Robilant
genere: Drammatico
durata: 93 min.
distribuzione: Bolero Film
cast: G. Beranek (Tiziano) • A. Ferruzzo (Maria) • M. Riondino (Tonio) • G. Colangeli (De Nicola) • V. Carnelutti (Prof. Costa) • S. Orzella (Stella) • N. Rignanese (Franco) • R. Bovenga (Trascene)
sceneggiatura: A. Cotti • L. Fasoli • M. Ravagli
musiche: Mokadelic
fotografia: D. Scott
montaggio: R. Missiroli


Trama
: Ambientato in uno dei quartieri più disagiati e degradati di Taranto, Paolo VI, “Marpiccolo” vede Tiziano, un ragazzo diciottenne troppo intelligente per non finire nei guai e troppo intelligente per non uscire dai suoi guai. E’ anche la storia di una ragazza che vuole con tutte le sue forze una vita normale e con solo la sua volontà riesce a strappare il suo ragazzo ad un vita segnata.

Sono contento di parlare in termini cautamente entusiastici di una pellicola girata a Taranto.

Marpiccolo è un luogo famoso per chi conosce quella città.

Io l’ho conosciuta ed ho anche amato una ragazza del posto.

E non è un caso che un regista che amo particolarmente Edoardo Winspeare l’abbia scelta per il suo film “Il miracolo“.

Nella lunga carrellata con cui Di Robilant apre Marpiccolo il regista è come se circoscrivesse con molta precisione un intero universo.

Un cosmo avrebbe detto forse Eugenio Bennato.

Taranto, ed il suo entroterra è stato violentato al pari del mare che la fronteggia, stantio e soffocato dai veleni dell’industria.

Proprio come per l’hinterland napoletano di “Gomorra” di Matteo Garrone, ampiamente citato nello specifico filmico di Alessandro di Robilant, l’uomo ha ammalato la Natura e i suoi stessi simili.

Mentre Di Robilant sorvola queste “miserie”, il suo intento drammaturgico si svela e ai nostri occhi e tutto è già compiuto.

Quando il suo cinema iper realista riprende uno dei quartieri più degradati della città, vediamo  le vere miserie di un universo disperato che conosciamo bene, di cui sappiamo già l’epilogo: il destino a cui Tiziano sembra incapace di opporsi se non con la fuga verso un qualcosa di indefinito e incerto.

Mentre, entriamo con Tiziano dentro la Gomorra tarantina scopriamo che le cronache disperate di cui rigurgitano ogni giorno giornali e tv del Belpaese possono essere raccontate con una nuova forza, cercando di lasciare una crepa nel muro di gomma e dare uno schiaffo al potere che vive sulla disperazione.

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Aggiungo e chiudo che il bravissimo attore Michele Riondino, molto da me apprezzato per “Il passato è una terra straniera” di Daniele Vicari, tratto da un romanzo di Gianrico Carofiglio, è davvero nato in quella città ed in quel quartiere.

3 stars virgola cinque.

Locandina di Alza la testa

Alza la testa

titolo originale: Alza la testa
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Alessandro Angelini
genere: Commedia
durata: 86 min.
distribuzione: 01 Distribution
cast: S. Castellitto (Mero) • G. Colangeli (Malagodi) • A. Kravos (Sonia) • D. Camerini (Abatino) • A. Fornari (Brancifiore) • G. Campanelli (Lorenzo)
sceneggiatura: A. Angelini • A. Carbone • F. Marciano
fotografia: A. Catinari
montaggio: M. Fiocchi

Trama: Mero, operaio specializzato in un cantiere nautico, è un padre single. Lorenzo, il figlio nato da una relazione con una ragazza albanese, è la sua unica ragione di vita e il sogno dell’uomo è che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così la sua anonima carriera da dilettante. Per questo lo allena duramente, insegnandogli giorno dopo giorno a tirar pugni e a proteggersi dai colpi bassi della vita. L’equilibrio di questo rapporto è sconvolto dal ritorno di Denisa, la madre di Lorenzo, e dall’incontro tra il figlio e la giovane Ana. Le prove per Mero non sono finite e dovrà confrontarsi con il dolore, con i propri pregiudizi e con la lontananza del nostro Nord Est.

Non fidatevi troppo del commento che segue.

Soffro ultimamente di idiosincrasia improvvisa verso un attore che è invece bravissimo Sergio Castellitto che però si vuole calare in troppi ruoli.

Adesso è nei panni di un padre boxer che vuole lanciare il figlio nel mondo della boxe ed attraverso questa insegnargli anche la morale della vita.

Scusate ma mi sembra davvero troppo.

E’ un peccato perché magari lo spunto per un buon film c’era, ma ho paura ci si affidi troppo alle intenzioni ed alle capacità recitative, che alla storia.

Mi dispiace per Alessandro Angelini (L’aria salata) che ha lavorato come fotoreporter freelance per diverse agenzie di stampa prima di iniziare la carriera di assistente alla regia e aiuto regista, un decennio di collaborazioni che l’hanno portato al fianco di vari autori tra cui Nanni Moretti, Mimmo Calopresti, Francesca Comencini.

Con “Ragazzi del Ghana” ha vinto la prima edizione del concorso Doc al Torino Film Festival 2000.

Courtesy of TFF.

Io ci metto 3 stars e chiusa lì.

Locandina Berlin Calling

Berlin Calling (2008)

titolo originale: Berlin Calling
nazione: Germania
anno: 2008
regia: Hannes Stöhr
genere: Drammatico
durata: 105 min.
distribuzione: Officine Ubu
cast: P. Kalkbrenner (Ickarus) • R. Lengyel (Mathilde) • C. Harfouch (Prof. Dr. Petra Paul) • A. Walton (Corinna) • P. Schneider (Crystal Pete) • M. Nebbou (Jamal the Junk) • H. Müller (Jenny)
sceneggiatura: H. Stöhr
musiche: P. Kalkbrenner
fotografia: A. Doub
montaggio: A. Fabini

Trama: Ickarus, famoso DJ e compositore di Berlino, si appresta a pubblicare il suo nuovo disco, che dovrebbe consacrarne il definitivo successo. Quando il disco viene rifiutato dalla casa discografica, Ickarus comincia una rapida discesa nei bassifondi di Berlino e della sua vita. Neppure la sua fidanzata Mathilde sembra riuscire a mettere un freno ai suoi continui eccessi, al punto tale da lasciarlo, per tornare con la sua ex Corinna. Intanto i problemi con la droga di Ickarus diventano sempre più opprimenti, fino a costringerlo ad un ricovero forzato in una struttura di recupero. Proprio da qui ripartirà, componendo le musiche per un nuovo disco dal titolo “Berlin Calling”, che segnerà l’inizio di una nuova tournée e, forse, di una nuova vita.

Certo siamo a pochi giorni dall’anniversario della caduta del muro di Berlino ed alllora i nostri strateghi del marketing cinematografico ci propinano un bel filmone tedesco.

Peccato però che lo stesso sia un film freddo, girato più a tavolino che sul set. privo di quella forza espressiva che avevamo invece apprezzato che so in “4 minuti” di Chris Kraus o ne “Le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck.

Troppa carne al fuoco.

Universi sofinati trattati in maniera approssimativa.

La parte meglio riuscita pare sia quella finale, che appare come una sorta di appello sincero e accorato allo spettatore, nel quale si percepiscono le motivazioni che animano la storia e dove si riesce anche ad emozionare, perché il regista prova a velare la pellicola della sua sensibilità, che rimane però troppo più ingenua e bonaria di quanto richiesto dal resto del film.

Siamo, insomma, assai lontani dallo spirito epico di London Calling, dalla claustrofobia alienante di Requiem for a dream o dal reale sporco di Trainspottin.

2 stars.

Locandina di Anno Uno

Anno Uno (2009)

titolo originale: Year One
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Harold Ramis
genere: Commedia
durata: n.d.
distribuzione: Sony Pictures
cast: J. Black (Zed) • M. Cera (Oh) • O. Platt (padre superiore) • D. Cross (Cain) • C. Mintz-Plasse (Isaac) • V. Jones (Sargon) • H. Azaria (Abraham) • J. Temple (Eema) • O. Wilde (Principessa Inanna) • J. Raphael (Maya) • X. Berkeley (King) • H. Sanz (Enmebaragesi) • D. Pasquesi (Primo Ministro) • H. Ramis (Adam) • K. Gass (Zaftig l’eunuco) • B. Hader (Shaman) • P. Rudd (Abel)
sceneggiatura: H. Ramis • G. Stupnitsky • L. Eisenberg
musiche: T. Shapiro
fotografia: A. Kivilo
montaggio: C. Herring • S. Welch

Trama: Quando una svogliata coppia di cacciatori/raccoglitori è cacciata dal loro primitivo villaggio, partono per un viaggio attraverso il mondo antico.

Perché si girano film così?

Me lo chiedo anche io.

Forse perchè qualche anno fa un film del genere girato in Francia con Jean Reno ebbe un certo successo al box office.

Io se fossi in voi non rischierei 7 euri e 50 per questo film.

trailer

E i trailer dove li guardo?

Ma nello spazio commenti dell’altro mio blog: qui.

A cura di cinemavistodame.com.

I film in uscita dal 30 ottobre 2009

•29 Ottobre 2009 • Lascia un Commento

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cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 30 Ottobre 2009

  • Il nastro bianco – di Michael Haneke
  • Nel paese delle creature selvagge – di Spike Jonze
  • Diary of the Dead – Le cronache dei morti viventi – di George A. Romero
  • Capitalism: A Love Story - di Michael Moore
  • This is it – di Kenny Ortega
  • Amore 14 – di Federico Moccia
  • Niko – Una renna per amico – di Michael Hegner • Kari Juusonen

Locandina - Il nastro bianco

Il nastro bianco

titolo originale: Das weisse band
nazione: Austria / Francia / Germania
anno: 2009
regia: Michael Haneke
genere: Drammatico
durata: 144 min. – b/n
distribuzione: Lucky Red Distribuzione
cast: M. Growaldt (Magd) • J. Fautz (Erna) • S. Lothar • U. Tukur • B. Klaussner • J. Bierbichler
sceneggiatura: M. Haneke
fotografia: C. Berger
montaggio: M. Will

Trama: Strani eventi accadono in una scuola di campagna nel nord della Germania durante l’anno 1913, sembrando una punizione rituale. Come il sistema scolastico ne subisce l’influenza e come la scuola ha un’influenza sul fascismo?

La “Palma d’oro” per il miglior film in concorso all’edizione 2009 del Festival di Cannes è stata assegnata a “Il nastro bianco” del regista austriaco Michael Haneke. Girato in un bellissimo bianco e nero, Il nastro bianco (Das weisse band) è una ricognizione su tutto quanto agli inizi del Novecento in Germania faceva presagire, a posteriori, l’avvento del Nazionalsocialismo e al nefasto carisma del suo Fuhrer, Adolf Hitler, di imporre la volontà del “Reich millenario” sull’Europa e sul mondo. Nord della Germania. Bambini e adolescenti frequentano assieme l’unica classe della scuola di un piccolo villaggio: è attraverso di loro, e la voce off del loro maestro che ricorda quei giorni, che Haneke traccia un ritratto algido e geometrico di quel mondo e di quella società. L’estrema severità di comportamenti e atteggiamenti nasconde derive perverse e patologiche che trovano applicazione nelle violenze domestiche e nei confronti di donne, bambini, disabili fisici e psichici.

Dunque, Il nastro bianco, è l’ulteriore messaggio diretto all’indirizzo di quella contradditoria ricerca che occupa Michael Haneke da anni e che riguarda la “questione della forma della rappresentazione della violenza” nel mondo moderno e contemporaneo, dal ‘900 ad oggi.

Con immenso piacere la direzione del Lodi Città Film Festival saluta questa nuova affermazione di Michael Haneke, di ritorno dal “viaggio americano” e nel Festival cinematografico più prestigioso del mondo; cogliendo l’occasione si annuncia, a conclusione di un lavoro durato due anni, che ad ottobre, dal 5 all’11 ottobre 2009, ed in contemporanea a Milano e a Lodi, con la collaborazione del Forum Austriaco di Cultura, si svolgerà a cura di Fabrizio Fogliato e Fabio Francione la retrospettiva integrale dei suoi film, “La visione negata. Il cinema di Michael Haneke”.

Per l’occasione sarà pubblicato un aggiornamento della monografia “La visione negata. Il cinema di Michael Haneke” di Fabrizio Fogliato, edita dalle Edizioni Falsopiano di Alessandria.

Locandina- Nel paese delle creature selvagge

Nel paese delle creature selvagge

titolo originale: Where the Wild Things Are
nazione: U.S.A.
anno: 2008
regia: Spike Jonze
genere: Fantasy
durata: n.d.
distribuzione: Warner Bros
cast: C. Keener (Connie) • M. Records (Max) • M. Ruffalo (Rob)
sceneggiatura: S. Jonze • D. Eggers
musiche: C. Burwell • K. Orzolek
fotografia: L. Acord
montaggio: J. Haygood • E. Zumbrunner

Trama: Max, un bambino molto solitario, dopo l’ennesimo spaventoso scherzo ai danni della sua famiglia, viene spedito da sua mamma a letto senza cena. Ma una volta nella sua camera, Max comincia a fantasticare e intraprende un viaggio meraviglioso nella terra delle Creature Selvagge. Sono personaggi dall’aspetto mostruoso, ma Max riesce a conquistarli, venendo addirittura incoronato loro sovrano.

A volte capita di essere su di giri e di lasciarsi prendere dalle emozioni.

Magari parliamo troppo, ridiamo a sproposito oppure non riusciamo a stare fermi.

In circostanze simili si può essere ripresi, sgridati, perfino messi in punizione per qualcosa che non sappiamo nemmeno di aver fatto. O vogliamo far finta che non sia così grave.

Un po’ come è successo a Max.

Un pomeriggio ha rincorso il cane per tutta la casa con in mano una forchetta, strillando e sbraitando come un ossesso e quando la madre lo ha pregato di smettere lui l’ha morsa su una spalla. Così è stato spedito in camera sua senza cena. Max era rabbioso e si è sfogato sulla mamma. Ma anche lui ha i suoi problemi: è sempre solo a casa perché i suoi sono divorziati. La madre lavora a tempo pieno, la sorella è sempre al telefono o con i suoi amici e in entrambi i casi lo ignora.

Non c’è da stupirsi quindi se il piccoletto cerca di attirare l’attenzione in maniera plateale, ma diventare violenti non è mai una risposta, e Max deve imparare a comportarsi normalmente. Dopotutto è un bambino, non un animaletto selvatico.

Ed è lì, lasciato solo nella sua stanza con indosso un costume da lupo, che il nostro eroe fa un viaggio incredibile in una terra abitata da creature spaventose che passano le giornate a rompere tutto e dar sfogo alla propria rabbia. Inizia così Nel paese delle creature selvagge, l’adattamento cinematografico del libro per bambini scritto da Maurice Sendak nel 1968 che Warner Bros porta sugli schermi italiani.

4 stars

Locandina- Diary of the Dead - Le cronache dei morti viventi

Diary of the Dead – Le cronache dei morti viventi

titolo originale: Diary of the Dead
nazione: U.S.A.
anno: 2007
regia: George A. Romero
genere: Horror
durata: 95 min.
distribuzione: Moviemax
cast: M. Morgan (Debra Moynihan) • J. Close (Jason Creed) • S. Roberts (Tony Ravello) • S. Wentworth (Andrew Maxwell) • A. Ciupak Lalonde (Tracy Thurman)
sceneggiatura: G. Romero
fotografia: A. Swica
montaggio: M. Doherty

Trama: Un gruppo di amici, studenti di cinema al college, si avventurano nei boschi della Pennsylvania per girare un film horror a basso costo che utilizzeranno come progetto per la scuola. Durante le riprese però, i notiziari iniziano a riportare una scioccante ultim’ora: i morti stanno tornando in vita. L’incredulità dei ragazzi durerà ben poco, e presto dovranno cercare di evitare il reale orrore che si trovano di fronte e tornare alle loro case. Nel frattempo il Governo degli Stati Uniti passa rapidamente dal diniego a goffi quanto inutili tentativi di rassicurazione, fino al momento in cui i media smettono di funzionare. I ragazzi in fuga si renderanno presto conto che non hanno più una casa alla quale tornare, e l’unica forma di reazione che riescono a mettere in atto è il riprendere con le loro videocamere la follia, il caos e l’inferno che li circondano.

Capitalism - A Love Story

Capitalism: A Love Story

titolo originale: Capitalism: A Love Story
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Michael Moore
genere: Documentario
durata: 120 min.
distribuzione: Mikado Film
sceneggiatura: M. Moore

Trama: A vent’anni esatti dal pionieristico “Roger & Me”, il nuovo film di Michael Moore “Capitalism: A Love Story” ritorna sulla questione esaminata dal regista nel corso di tutta la sua carriera: gli effetti disastrosi prodotti dal dominio delle grandi aziende sulla vita quotidiana degli abitanti degli Stati Uniti e del mondo intero. Mescolando l’umorismo all’indignazione, Moore esamina la tormentosa questione del prezzo pagato dall’America a causa del suo amore per il capitalismo. Quel che emerge sono i sintomi fin troppo noti delle storie d’amore andate a rotoli: menzogne, violenze, tradimenti… e 14.000 posti di lavoro distrutti ogni giorno.

Nel ventesimo anniversario del suo rivoluzionario capolavoro Roger & Me, Capitalism: A Love Story riporta Michael Moore ad affrontare il problema che è al centro di tutta la sua opera: l’impatto disastroso che il dominio delle corporation ha sulla vita quotidiana degli americani (e, quindi, anche del resto del mondo).

Ma questa volta il colpevole è molto più grande della General Motors e la scena del crimine ben più ampia di Flint, Michigan. Dalla Middle America fino ad arrivare ai corridoi del potere a Washington e all’epicentro finanziario globale di Manhattan, Michael Moore porterà ancora una volta gli spettatori su una strada inesplorata.

E fazioso è grasso e politicamente scorretto ma è bravo.

Locandina - Amore 14

Amore 14

titolo originale: Amore 14
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Federico Moccia
genere: Commedia
durata: 95 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: V. Olivier (Carolina) • B. Flammini (Alis) • F. Roberto (Clod) • R. Monaco Di Lapio (Rusty James) • P. Villoresi (mamma Silvia) • P. De Silva (papà Dario) • G. Maggio (Massi) • C. Marino (Stefania Borzilli)
sceneggiatura: F. Moccia • C. Barzini • L. Infascelli
fotografia: M. Montarsi

Trama: “Amore 14″ racconta la storia di Carolina detta Caro, 14 anni, alle prese con i primi amori, il primo bacio, la prima volta, l’amicizia, le feste, la scuola, il rapporto spesso conflittuale con i genitori. Ci sono le amiche del cuore, Alis e Clod, con le quali condividere i giorni e i sogni. Ci sono i primi baci rubati nella penombra del portone. C’è la scuola, due nonni meravigliosi che la sanno guardare in fondo all’anima e un fratello leggendario, Rusty James, che aiuta il suo cuore a sognare. E poi c’è l’amore, quello vero, che ha il nome di Massimiliano, incontrato in una libreria un pomeriggio di settembre.

Moccia. Sempre Moccia. Fortissimamente Moccia. Inevitabilmente Moccia.

Ma come ci finisca Pamela Villoresi, un’attrice così brava, in un film di Moccia, è uno dei più fitti misteri del momento culturale italiano e del cinema made in italy di oggi.

2 stars virgola cinque.

Locandina This is it

This is it

titolo originale: This is it
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Kenny Ortega
genere: Documentario / Musicale
durata: 112 min.
distribuzione: Sony Pictures
cast: M. Jackson (Se stesso) • Orianthi (Se stessa – Lead Guitar)
fotografia: K. Mazur

Trama: Documentario pensato per portare nelle sale il backstage del concerto che Michael Jackson stava preparando a Londra.

Un film inquietante.

Che sbancherà al box office anche se noi gli accreditiamo solo 2 stars.

Locandina - Niko - Una renna per amico

Niko – Una renna per amico

titolo originale: Niko – Lentäjän poika
nazione: Finlandia / Danimarca / Germania / Irlanda
anno: 2008
regia: Michael Hegner • Kari Juusonen
genere: Animazione
durata: 80 min.
distribuzione: Videa CDE
sceneggiatura: H. Tuomainen • M. Thorisson
musiche: S. McKeon
montaggio: P. Risager

Trama: La giovane renna Rusty non ha mai conosciuto suo padre e crede che egli sia una delle renne della flotta di Babbo Natale. Un giorno Rusty prova a volare con l’aiuto del suo amico e mentore, il vecchio scoiattolo volante Julius, e con la sua potenziale fidanzata, Willow. Purtroppo i tre vengono scoperti da un branco di lupi e, fuggendo verso casa, conducono i predatori al branco provocando la morte del padre di Willow, il capobranco. Il branco deve fuggire perché la loro valle non è più sicura e Rusty si sente il solo responsabile di quanto accaduto. Di notte decide quindi di partire per la Lapponia e andare a vivere con suo padre, l’eroe volante. Julius sceglie di aiutare l’amico anche se nessuno sa davvero dove viva Babbo Natale. Presto sul loro percorso i due incontrano di nuovo i lupi e Rusty scopre che Lupo Nero ha un piano malvagio: mangiare Babbo Natale, e la sua flotta, e sostituirsi a loro insieme ai suoi scagnozzi. Con l’aiuto di Julius e della barboncina Wilma, Rusty cercherà di avvertire le renne dell’attacco che stanno per subire.

Tra le nevi della Lapponia c’è una piccola renna che vuole imparare a volare e scoprire chi è il suo vero papà tra le mitiche forze volanti della slitta di Babbo Natale. Determinato a raggiungere la valle dove la notte del venticinque tutto ha inizio Niko sarà costretto ad affrontare anche tutte le sue paure, annessi un branco di famelici lupi e la scoperta della verità una volta arrivato a destinazione.

Una pellicola tutta colorata e ricca di colpi di scena, movimentata, che alterna attimi di battute e favolose mimiche dei personaggi a momenti teneri e riflessivi. Il fatto è che dopo l’uscita di UP della Pixar come si fa a parlare di un cartone animato in 2D finlandese …

Non è per il 2 D intendiamoci ma più di due stars no eh.

E i trailer dove li guardo?

Ma nell’area commenti dell’altro blog cliccando qui, che domande.

A cura di cinemavistodame.com.

I film in uscita dal 23 ottobre 2009

•22 Ottobre 2009 • 1 Commento

heath-ledger-in-una-scena-del-film-parnassus-l-uomo-che-voleva-ingannare-il-diavolo

cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 23 Ottobre 2009

  • Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo – di Terry Gilliam
  • Lebanon - di Samuel Maoz
  • Julie & Julia – di Nora Ephron
  • La battaglia dei tre regni - di John Woo
  • Brüno – di Larry Charles
  • Io, Don Giovanni – di Carlos Saura
  • Oggi sposi - di Luca Lucini
  • L’incredibile viaggio della Tartaruga – di Nick Stringer

Parnassus - l'uomo che voleva sfodare il diavolo

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

titolo originale: The Imaginarium of Doctor Parnassus
nazione: Francia / Canada
anno: 2009
regia: Terry Gilliam
genere: Fantasy / Avventura
durata: 122 min.
distribuzione: Moviemax
cast: H. Ledger (Tony) • J. Depp (Tony) • J. Law (Tony) • C. Farrell (Tony) • C. Plummer (Dr. Parnassus) • T. Waits (Mr. Nick) • L. Cole (Valentina) • V. Troyer (Percy)
sceneggiatura: T. Gilliam • C. McKeown
musiche: J. Danna • M. Danna
fotografia: N. Pecorini
montaggio: M. Audsley

Trama: Il Dottor Parnassus gestisce da secoli un favoloso spettacolo itinerante: il suo dono di guidare l’immaginazione degli spettatori gli permette di far vivere loro esperienze incredibili. A causa di suo patto con il demonio, però, Parnassus si trova in procinto di perdere la figlia Valentina che, al compimento dei sedici anni, diverrà proprietà del Maligno.

Terry Gilliam, ammettiamolo, ci ha, da tempo, abituato a lasciarci perplessi, alla fine di suoi film spesso andiamo a casa con la sensazione di non aver ancora finito la visione, di non aver afferrato appieno il senso del discorso.

Parnassus” forse parla del libero arbitrio, ma lo fa premendo il tasto della difficoltà insita in ogni scelta, in una lotta disperata contro il caso.

Lo fa affascinando lo spettatore, come sempre, portandolo in un mondo che non conosce e che potrebbe abitare ogni notte, nei propri sogni e nei propri incubi: lo spettatore che si trova estraneo in quel mondo si rispecchia in Heath Ledger, che nello stesso mondo non si riconosce, di volta in volta, nei tratti di Johnny Depp, di Jude Law e di Colin Farrell.

Un mondo dal quale Heath Ledger (purtroppo) non tornerà più, ed è con la forza del dolore, dell’amicizia e del rispetto che Gilliam ha radunato tre dei più cari amici dell’attore scomparso per portare a termine il suo film, il Loro film, costretto dal fato a fare ciò che non aveva liberamente scelto, migliorare il suo “Parnassus” con un’invenzione geniale e lancinante, scoprendo la poesia là dove Mr. Nick è venuto a reclamare la sua anima.

4 stars.

Locandina Lebanon

Lebanon

titolo originale: Levanon
nazione: Israele
anno: 2009
regia: Samuel Maoz
genere: Drammatico
durata: 92 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: Y. Donat (Shmulik) • I. Tiran (Asi) • O. Cohen • M. Moshonov (Yigal) • Z. Shtrauss (Gamil)
sceneggiatura: S. Maoz
fotografia: G. Bejach
montaggio: A. Leibovitch

Trama: Prima guerra del Libano, giugno 1982. Un carro armato e un plotone di paracadutisti vengono inviati a perlustrare una cittadina ostile bombardata dall’aviazione israeliana. Ma i militari perdono il controllo della missione, che si trasforma in una trappola mortale. Quando scende la notte i soldati feriti restano rinchiusi nel centro della città, senza poter comunicare con il comando centrale e circondati dalle truppe d’assalto siriane che avanzano da ogni lato. Gli eroi del film sono una squadra di carristi – Shmulik, l’artigliere, Assi, il comandante, Herzl, l’addetto al caricamento dei fucili, e Yigal, l’autista – quattro ragazzi di vent’anni che azionano una macchina assassina. Non sono coraggiosi eroi di guerra ansiosi di combattere e di sacrificarsi.

Lebanon” parla dello spinosissimo tema della guerra tra Israele e Libano di inizio anni ‘80, ma si rifugia – fatta esclusione per la prima e l’ultima inquadratura – all’interno di un carro armato per analizzare forse ancor di più e meglio,  il senso di impotenza e più in generale di tutte le sensazioni che attraversano chi è costretto a fare una guerra.

Un’ambientazione assolutamente claustrofobica, siete avvistati, che si fonde presto con l’umanità dei quattro protagonisti ebrei, spinti all’estremo con conseguente progressivo aumento della tensione, dell’angoscia e soprattutto dell’isolamento, quando l’unico strumento di conoscenza verso ciò che accade finisce per essere il mirino.

Il messaggio verso l’alto di “Lebanon” ci parla di un pacifismo più originale e penetrante dei suoi predecessori, vincendo la sfida dei primi piani, stravolti da lacrime e petrolio e immersi in un buio che odora di ignoto e ferraglia. Non c’è però politica nel film di Samuel Maoz.

C’è solo il racconto molto scarno di un’esperienza che tende all’assoluto e alla morte. Il nemico è, si, lì fuori, ma c’è una guerra assai più importante da vincere: quella interiore contro se stessi.

Il film lo ricordo ha vinto il Leone d’Oro alla 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

4 stars.

Locandina Julie & Julia

Julie & Julia

titolo originale: Julie & Julia
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Nora Ephron
genere: Commedia
durata: 123 min.
distribuzione: Sony Pictures
cast: M. Streep (Julia Child) • A. Adams (Julie Powell) • S. Tucci (Paul Child) • C. Messina (Eric Powell) • L. Emond (Simone Beck) • H. Carey (Louisette Bertholle) • M. Rajskub (Sarah) • J. Lynch (Dorothy McWilliams) • C. Wilson (Regina) • B. Avers (Garth) • M. Place (Julie’s Mom)
sceneggiatura: N. Ephron
musiche: A. Desplat
fotografia: S. Goldblatt
montaggio: R. Marks

Trama: “Julie & Julia” mostra un’impiegata del governo che decide di imparare a cucinare utilizzando il leggendario libro di cucina di Julia Child, “Mastering the Art of French Cooking”, utilizzando la sua piccola cucina del Queens. La Powell aggiorna il suo blog per un anno con le sue esperienze giornaliere, guadagnando dei sostenitori.

E’ sempre più così raro riuscire ad assistere ed un film-commedia “classico” che non ci deluda nella seconda parte.

Meravigliatevi, pertanto, nella visione di questo lungometraggio di Nora Ephro.

Perché, mi chiederete, e, giustamente, voi?

amy-adams-in-una-scena-del-film-julie-julia

Ad esempio perché la regista newyorkese non si appoggia totalmente e solamente sul talento di Meryl Streep (come ha invece fatto, ad esempio, di recente, David Frankel ne “Il diavolo veste Prada”), ma ne dosa l’irruenza lasciando ad Amy Adams il suo spazio, in una costruzione parallela che non soffoca la giovane attrice co-proagonista da Oscar di Maryl ne “Il dubbio”.

La scelta di non intrecciare mai la narrazione delle due storie è sicuramente l’aspetto più rilevante del film, che evita con tale escamotage,  la preparazione del gran finale che avrebbe appesantito le due ore abbondanti del film.

Il resto lo fa un’atmosfera familiare, tutta racchiusa tra i fornelli della piccola cucina del Queens ed i grandi spazi di Julia Child, personaggio di poco spessore che acquista stazza grazie alla straordinariamente esagerata recitazione della Streep.

Il film è stato, presentato in anteprima al Festival di Roma che si concluderà domani, ed è fortemente sconsigliato a chi sta a dieta. ;)

3 stars virgola cinque.

Locandina La battaglia dei tre regni

La battaglia dei tre regni

titolo originale: Chi bi
nazione: Cina
anno: 2008
regia: John Woo
genere: Azione / Storico / Guerra
durata: 130 min.
distribuzione: Eagle Pictures
cast: T. Leung (Zhou Yu) • T. Kaneshiro (Zhuge Liang) • F. Zhang (Cao Cao) • C. Chang (Sun Quan) • W. Zhao (Sun Shangxiang)
sceneggiatura     J. Woo • K. Chan • C. Kuo • H. Sheng
musiche: T. Iwashiro
fotografia: Y. Lu • L. Zhang
montaggio: R. Ferretti • A. Lam • H. Yang


Trama
: All’inizio del Tredicesimo secolo, la terra di Wu viene invasa dal signore della guerra Cao Cao e i suoi milioni di soldati. Il governatore di Wu, Sun Quan, chiede aiuto al suo rivale Liu Bei, ma il numero dei soldati delle loro armate è comunque esiguo rispetto alle forze nemiche. Tuttavia lo stratega Zhou Yu capisce che l’armata di Cao Cao non è addestrata alle battaglie in mare. Se ben sfruttata, questa debolezza darà loro una chance di vittoria.

Epico back to home di John Woo che nel farlo tesse le trame di un moderno poema attraverso alcuni episodi di un importante periodo storico cinese. Sullo schermo ci fa rivivere la battaglia delle Scogliere Rosse, (narrata nel film come “La battaglia dei tre regni”), divenuta mitica nella memoria collettiva dell’intero continente asiatico così come gli eroi che ne agirono le gesta.

Con uno specifico filmico tipicamente orientale, con i primi piani tipici di Woo, l’imponente e costosa macchina da guerra sa catturare ed incollare alla poltrona forse più nella forma che nella sostanza del contenuto.

Molto poco apprezzato l’utilizzo del lettering per i titoli, che ricorda gli innumerevoli videogiochi dedicati al periodo storico, sublime appare invece essere l’accuratezza di suoni e delle musiche, nonché la delicatezza e l’irruenza che accompagnano, in qualche misura definendola e completandola, la narrazione degli eventi.

3 stars virgola cinque.

Locandina Brüno

Brüno

titolo originale: Brüno
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Larry Charles
genere: Commedia
durata: 83 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: S. Baron Cohen (Brüno) • G. Hammarsten (Lutz) • C. Bañagale (Diesel)
sceneggiatura: S. Baron Cohen • A. Hines • D. Mazer • J. Schaffer
musiche: E. Baron Cohen
fotografia: A. Hardwick • W. Held
montaggio: S. Davids • J. Thomas

Trama: Apparso per la prima volta in piccoli sketch realizzati per il canale televisivo The Paramount Comedy Channel nel 1998, Bruno, reporter gay dai modi fashion, arriva sul grande schermo per assicurare un altro incredibile successo.

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Dopo quelli dell’esilarante giornalista kazako Borat Sagdiyev, Sacha Baron Cohen veste i panni di Brüno, un reporter gay deciso a conquistare il mondo dello spettacolo con la sua visione trandy e sfacciata della vita.

Analoga la prospettiva narrativa del regista Larry Charles che è ancora basata sull’idea di filmare le reazioni delle persone messe a confronto con l’omosessualità, manifesta e irriverente, di Brüno, dovendo fare i conti con le chiamate provenienti dall’FBI, che lo avvertiva di possibili minacce di morte, o con le aggressioni della folla inferocita.

Brüno” è a tutti gli effetti una commedia estrema e ben realizzata, se solo si pensa, ad esempio, alle intenzioni della produzione, meno, e questo va detto, se ci si ferma a riflettere sul come, per far ridere, oramai i registi (non solo quelli italiani e questo è ancora più triste), siano costretti a mettere in scena le trovate più volgari e più trash. Mah …

Ciononostante gli spunti di riflessione non mancano e la seconda parte, più incisiva, ci regala idee demenziali più intelligenti e intriganti del previsto, tutto sommato.

3 stars, ma solo perché Borat mi aveva divertito assai.

Locandina Io, Don Giovanni

Io, Don Giovanni

titolo originale: Io, Don Giovanni
nazione: Austria / Italia / Spagna
anno: 2009
regia: Carlos Saura
genere: Drammatico
durata: 115 min.
distribuzione: Lucky Red Distribuzione
cast: L. Balducci (Lorenzo da Ponte) • L. Guanciale (Mozart) • E. Verginelli (Annetta) • T. Moretti (Casanova) • E. Fantastichini (Salieri)
sceneggiatura     C. Saura • R. Uboldi • A. Vallini
musiche: N. Tescari
fotografia: V. Storaro
montaggio: J. Juaniz

Trama: Venezia. 1763. Lo scrittore Lorenzo Da Ponte conduce una vita dissoluta. Prete in origine, viene esiliato a Vienna per aver diffuso versi contro la Chiesa e il potere dell’Inquisizione. Con il supporto del suo amico e mentore Casanova, Lorenzo viene presentato al maestro Salieri, compositore prediletto dell’Imperatore e conosce così Wolfgang Amadeus Mozart. Intravedendo l’opportunità di frenare l’ascesa di Mozart, Salieri spinge Mozart a prendere questo sconosciuto libertino come suo librettista. La natura stessa di Lorenzo, invece, sarà fonte di ispirazione per una delle sue opere più audaci e potenti: Don Giovanni.

Ah si certo le musiche, ah si certo l’impeccabile fotografia di Vittorio Storaro, ah si certo i (pochi) virtuosismi di Carlos Saura.

La verità è che tutti questi elementi erano, puramente e semplicemente, le premesse di “Io, Don Giovanni”, e che a queste, però, ahimè, si ferma.

Il lungometraggio del genio del cinema spagnolo, non ci dice nulla di nuovo, e non regge (nemmeno volendo essere onesti fino in fondo), il confronto con i capisaldi del cinema mozartiano (“Amadeus”) né di quello su Casanova, evitando furbescamente e saggiamente quello con con Visconti – che ha rappresentato tanto Vienna quanto Venezia come nessuno riuscirà più – ricorrendo ai fondali finti di un palcoscenico teatrale.

Teatrale al limite dell’operistico, è la recitazione di tutti gli attori, peraltro, eccezion fatta per il protagonista Lorenzo Balducci, che tenta di dare al suo Lorenzo Da Ponte un taglio più cinematografico. Bah …

3 stars.

Locandina Oggi sposi

Oggi sposi

titolo originale: Oggi sposi
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Luca Lucini
genere: Commedia
durata: 118 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: L. Argentero (Nicola) • M. Placido (Sabino) • I. Ragonese (Chiara) • R. Pozzetto (Renato) • C. Crescentini (Giada) • M. Atias (Alopa) • F. Nigro (Fabio) • G. Pession (Sabrina) • L. Savino (Violetta) • D. Bandiera (Salvatore) • H. Shapi (ambasciatore) • F. Montanari (Attilio)
sceneggiatura: F. Bonifacci • F. Brizzi • M. Martani
fotografia: M. Archinto
montaggio: F. Rossetti

Trama: “Oggi sposi” racconta, in modo del tutto ironico e rocambolsco, l’ansia pre-matrimoniale per quattro giovani coppie alle prese con l’età adulta.

Dal momento che gli ultimi film (e soprattutto “Solo un padre“) mi erano piciucchiati, volutamente sospendo il giudizio per questa pellicola che tenta di essere  la commedia decisamente più brillante della sua produzione.

Non si legge in giro niente di positivo (a parte il twitter di un cinfilo incolto ed insonne), su questo film, ma non è questo necessariamente un motivo per parlarne male.

Avevo annotato di là un certo trend di miglioramento nell’opera di questo regista che siamo certi tornerà presto a piacerci.

Ti diamo tre stars Luca per non rovinarti troppo la media ;)

Locandina L'incredibile viaggio della Tartaruga

L’incredibile viaggio della Tartaruga

titolo originale: Turtle: The Incredible Journey
nazione: Austria
anno: 2009
regia: Nick Stringer
genere: Documentario
durata: 80 min.
distribuzione: Bolero Film
cast: H. Elsner (German narrator) • M. Richardson (Narratore)
sceneggiatura: M. Finn
musiche: H. Lohner
fotografia: R. McGuinness
montaggio: S. Barton • R. Wilkinson

Trama: “Turtle: The Incredible Journey” è la vera storia di una piccola tartaruga marina, che segue la rotta dei suoi antenati in uno dei più straordinari viaggi nel mondo naturale. Nata su una spiaggia della Florida, nuota lungo le correnti del Golfo verso l’Artico e infine nuota intorno al nord Atlantico prima di tornare alla spiaggia dov’è nata. Quando finalmente approda sulle rive della Florida sono passati 25 anni. Ma la sua spiaggia sarà ancora lì?

Si insomma un documentario di Nick Stringer.

Frega qualcosa a qualcuno?

No dico ve la immaginata la seguente telefonata:

Ciao sono Rob, … ti andrebbe di andare a vedere un documentario austriaco del regista Nick Stringer sulle tartarughe marine?

Vi prego di (non) immaginare (anche) la risposta, grazie.

3 stars (per le tartarughe, eh).

E i trailer dove li guardo?

Ma nell’area commenti dell’altro blog cliccando qui, che domande.

A cura di cinemavistodame.com.

I film in uscita dal 15 e dal 16 ottobre 2009

•15 Ottobre 2009 • Lascia un Commento

i-protagonisti-di-up-tra-le-nuvolemargherita-buy-in-una-scena-del-film-lo-spazio-bianco

cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 15 e 16 Ottobre 2009

15 Ottobre 2009

  • Up - di Peter Docter • Bob Peterson

16 Ottobre 2009

  • Genova – di Michael Winterbottom
  • Lo spazio bianco – di Francesca Comencini
  • Funny People – di Judd Apatow
  • Di me cosa ne sai – di Valerio Jalongo
  • Orphan – di Jaume Collet-Serra
  • Viola di mare – di Donatella Maiorca
  • Halloween II – di Rob Zombie

UP

Up

titolo originale: Up
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Peter Docter • Bob Peterson
genere: Animazione
durata: 104 min.
distribuzione: Buena Vista International
sceneggiatura: B. Peterson
musiche: M. Giacchino
montaggio: T. Gonzales • C. Hsu

Trama: Un eroe settantenne, assieme al suo incapace compagno ranger, viaggia per il mondo combattendo mostri e malvagi e cenando alle 15.30.

Decolla subito “Up”, ma più i protagonisti si spingono nei cieli meno sembra di volare.

L’ultimo prodotto della Pixar non delude certo le attese, nonostante il clamore attorno questa pellicola sia stato enorme, su tutto la selezione come film d’apertura dell’ultimo Festival di Cannes.

Impeccabile come l’industria californiana ci ha abituato, preceduto da un corto all’altezza dei più famosi, “Up” stupisce perché non si mostra come sarebbe normale aspettarsi, e questo aspetto potrebbe essere l’elemento che lo farà rivalutare maggiormente tra qualche anno.

Niente a che vedere con la poesia di “Wall-E” né dotato della stessa spettacolarità visiva, l’ultimo nato vince, in particolare nei primi minuti, sul piano della risata pura; si differenzia però anche per una vena di tristezza troppo terrena rispetto ai prodotti precedenti, superata troppo velocemente per riuscire a metabolizzarla e dimenticarla.

Nelle dinamiche interne ai personaggi manca originalità, così come nello svolgimento della storia dall’incontro con l’esploratore in poi; la cosa migliore rimane lo spunto iniziale, per un film che si lascia godere dall’inizio alla fine ma non fa gridare al capolavoro.

3 stars virgola cinque e ce ne dispiace assai.

Genova

Genova

titolo originale: Genova
nazione: Gran Bretagna
anno: 2008
regia: Michael Winterbottom
genere: Drammatico
durata: 92 min.
distribuzione: Officine Ubu
cast: C. Firth (Joe) • C. Keener (Barbara) • H. Davis (Marianne) • W. Holland (Kelly) • P. Haney-Jardine (Mary) • K. Shale (Stephen) • D. Goritsas (Steve) • T. White (Michael)
sceneggiatura: L. Coriat • M. Winterbottom
musiche: M. Parmenter
fotografia: M. Zyskind
montaggio: P. Monaghan

Trama: In seguito ad un tragico incidente che provoca la morte della madre Marianne, la sedicenne Kelly e la sorella minore Mary lasciano gli Stati Uniti con il padre Joe per trasferirsi a Genova, dove da anni vive un’amica di Joe, Barbara. Il nuovo ambiente rappresenta per la famiglia la possibilità di ricominciare a vivere: mentre il padre tiene corsi estivi all’università, le due ragazze prendono lezioni di piano a casa di Mauro che vive nella parte più antica della città, un groviglio di stretti viottoli in cui le ragazze faticano ad orientarsi. Mentre Kelly esplora il ventre oscuro di questo nuovo mondo e inizia a vivere i primi amori, Mary si sente responsabile della morte della madre e avverte la sua presenza nei meandri della città.

Dopo “Road to Guantanamo” ed altri film altrettanto impegnati, ci si potrebbe aspettare che “Genova” sia un film sul G8 e sui pestaggi alla Diaz.

Invece Winterbottom torna al cinema tradizionale, alla fiction pura, scegliendo il capoluogo ligure quale sfondo per ambientare una difficile vicenda familiare, l’immersione in una nuova realtà tanto esterna quanto interiore da parte di un padre appena rimasto vedovo e delle sue due figlie. Lungi dal rimanere semplice sfondo, a mo’ di cartolina turistica, Genova diventa man mano che la vicenda evolve il vero protagonista del film, interagendo con i protagonisti e le loro sensazioni, determinandone le azioni e le reazioni.

Winterbottom si dimostra a suo agio con la macchina a mano attraverso gli stretti vicoli di un centro storico ingarbugliato come quello genovese, appoggiandosi per il resto sulle spalle di un ottimo Colin Firth, alla sua prima convincente prova da protagonista drammatico. L’elaborazione del lutto è un tema che inevitabilmente ricorre spesso al cinema, principalmente per via delle proprietà catartiche che riconosciamo a questo strumento: in “Genova” quantomeno si evitano i toni elevati, mantenendo costantemente la vicenda sull’orlo di una tensione che minaccia di esplodere ma rimane interiore.

Un’ultima cosa … distrubuiscono il film le “Officine Ubu“, no dico scherziamo?

Direi almeno 3 stars virgola cinque.

Lo spazio bianco

Lo spazio bianco

titolo originale: Lo spazio bianco
nazione: Italia
anno: 2009
regi:a: Francesca Comencini
genere: Drammatico
durata: 96 min.
distribuzione: 01 Distribution
cast: M. Buy (Maria) • S. Cantalupo (Gaetano) • G. Caprino (Pietro) • G. Bruno (Giovanni Berti)
sceneggiatura: F. Comencini • F. Pontremoli
musiche: N. Tescari
fotografia: L. Bigazzi
montaggio: M. Fiocchi

Trama: Maria aspetta una bambina, non è più incinta ma aspetta lo stesso. Aspetta che sua figlia nasca, o muoia. E se c’è una cosa che Maria non sa fare è aspettare. È per questo che i tre mesi che deve affrontare, sola, nell’attesa che sua figlia Irene esca dall’incubatrice, la colgono impreparata. Abituata a fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze e a decidere con piena autonomia della propria vita, Maria si costringe a un’apnea passiva che esclude il mondo intero, si imprigiona nello spazio bianco dell’attesa. Ma questo sforzo di isolamento doloroso consuma anche l’ultimo filo di energia a disposizione: la bolla di solitudine in cui Maria si è rinchiusa è messa a dura prova e alla fine esplode. È necessario che Maria salvi se stessa per riuscire a salvare la bambina.

Lo spazio bianco” è la trasposizione dal letterario al filmico dell’omonimo romanzo di Valeria Parrella pubblicato in Italia da Einaudi.

Lo stile narrativo della Comencini, posato e realistico come in passato, si apre questa volta anche alla forza visionaria di alcune scene surreali (il ballo delle madri, la scomparsa di Pietro dietro una folla di scout in piazza Plebiscito), intermezzi dell’anima che esprimono la parte più intima e personale della protagonista. Nell’attesa di un segno rivelatore, di un cambiamento, di un assestamento, le tende dell’ospedale si aprono e si chiudono segnando il repentino passaggio dall’insicurezza a brevi momenti di gioia, dallo sconforto alla speranza. La musica, tutta al femminile (Blondie, Nina Simone, Cat Power, Ella Fitzgerald), avvolge il dramma dell’attesa in una delicatezza priva di facili sentimentalismi, accarezzando la storia e infondendole forza e tenacia. Un modo raro di raccontare che porta l’attenzione su uno dei momenti più straordinari della vita di una donna. Tra il ‘bianco’ che annulla e contiene tutte le emozioni e lo ‘spazio’ dell’anima, dove la nascita di un figlio riserva un posto speciale.

3 stars ed un virgola cinque solo per Margherita Buy (nuda).

Funny People

Funny People

titolo originale: Funny People
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Judd Apatow
genere: Commedia
durata: 136 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: A. Sandler (George Simmons) • S. Rogen (Ira Wright) • E. Bana (Clarke) • L. Mann (Laura) • J. Schwartzman (Mark Taylor Jackson)
sceneggiatura: J. Apatow
musiche: J. Schwartzman
fotografia: J. Kaminski
montaggio: C. Alpert • B. White

Trama: George Simmons è un cabarettista di successo. Le donne gli cadono ai piedi, gli uomini ne cercano l’amicizia. Un giorno scopre di avere una grave malattia del sangue che lo condanna ad un solo anno di vita. Una sera dopo un’esibizione in un locale, incontra Ira Wright, un comico alle prime armi. George gli insegna i trucchi del mestiere, i segreti dell’improvvisazione, temprandolo per il grande pubblico. Ma oltre ad un maestro di recitazione George si rivela per Ira un maestro di vita e un amico genuino.

Uno dei film meno peggio della settimana ed ho detto tutto.

3 stars virgola cinque.

Di me cosa ne sai

Di me cosa ne sai

titolo originale Di me cosa ne sai
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Valerio Jalongo
genere: Documentario
durata: 78 min.
distribuzione: Istituto Luce
sceneggiatura: V. Jalongo • G. Manfredonia • F. Farina
montaggio: M. Garrone

Trama: Fino agli anni Settanta il cinema italiano dominava la scena internazionale, arrivando perfino a fare concorrenza ad Hollywood. Poi, nel volgere di pochi anni, il rapido declino, la fuga dei nostri maggiori produttori, la crisi dei grandi registi-autori, il crollo della produzione. Ma quali sono le vere cause e le circostanze di questo declino? Nel cercare di dare una risposta a questa domanda, “Di Me Cosa Ne Sai” tenta di raccontare questa grande mutazione culturale.

Non ne sappiamo nulla appunto è questo il problema.

A parte che Vittorio Longo è:

un attore:
La città dei nostri sogni (1988),

uno sceneggiatore:
Di me cosa ne sai (2009)
Sulla mia pelle (2005) (story)
Torniamo a casa (1999) (TV) (screenplay)
Messaggi quasi segreti (1997) (writer)
La città dei nostri sogni (1988) (story)

ed un regista italiano:
Di me cosa ne sai (2009)
Sulla mia pelle (2005)
Torniamo a casa (1999) (TV)
Messaggi quasi segreti (1997)
La città dei nostri sogni (1988)
Juke box (1985)

“Di me cosa ne sai” comincia come un’inchiesta su uno dei tanti misteri degli anni Settanta. Ma a differenza di altri misteri italiani senza soluzione, qui non ci sono cadaveri, né stragi. C’è però l’improvviso, rapidissimo declino di un cinema che per trent’anni ha dominato le scene internazionali. Com’è potuto succedere? Chi o che cosa ha ucciso il grande cinema italiano? Questa domanda ci guida in un percorso ricco di testimonianze preziose e di riflessioni originali: da Mario Monicelli a Wim Wenders, da Dino De Laurentiis ad Andreotti, Ken Loach e molti registi italiani. Ma “Di me cosa ne sai” è soprattutto un racconto in forma di diario, brevi sprazzi dalla vita quotidiana di alcuni registi impegnati in una lotta a volte drammatica a volte comica per difendere il proprio lavoro e i propri film, che spesso è anche una lotta per la sopravvivenza personale. Un viaggio in Italia attraverso sale cinematografiche, esercenti innamorati del proprio mestiere, multiplex, laboratori digitali di Cinecittà e vecchi proiezionisti girovaghi… un viaggio che è anche un ritratto amoroso del cinema e del nostro paese.

Diciamo che questo è un film che parla del cinema italiano.

Forse è davvero un progetto interessante.

Lo rivalutiamo?

Io direi che un po’ m’incuriosisce e merita almeno 3 stars.

Orphan

Orphan

titolo originale: Orphan
nazione: U.S.A. / Canada
anno: 2009
regia: Jaume Collet-Serra
genere: Horror
durata: 123 min.
distribuzione: Warner Bros
cast: V. Farmiga (Kate Coleman) • P. Sarsgaard (John Coleman) • I. Fuhrman (Esther) • C. Pounder (Sister Abigail) • J. Bennett (Daniel Coleman) • M. Martindale (Dr. Browning) • K. Roden (Dr. Värava)
sceneggiatura: D. Johnson
musiche: J. Ottman
fotografia: J. Cutter
montaggio: T. Alverson

Trama: La tragica perdita del figlio deceduto prima di venire alla luce ha devastato Kate e John, mettendo in crisi il loro matrimonio e minando la fragile psiche di Kate, tormentata da incubi e visioni legate al passato. Lottando per riconquistare una parvenza di normalità, la coppia decide di adottare un bambino e rimane profondamente colpita dalla piccola Esther, incontrata all’orfanotrofio locale. Ma quando Esther si trasferisce nella loro casa, un’allarmante serie di eventi inspiegabili si manifesta tanto da spingere Kate a credere che nella bambina ci sia qualcosa di sbagliato e che il suo aspetto angelico nasconda in realtà qualcosa di terribile …

Non c’è niente di più spaventoso come l’idea di essersi messi in casa qualcuno che non si conosce bene e che con il tempo si rivela sempre più inquietante. La convivenza con un elemento deviante che riesce a metterci contro i nostri cari è da sempre una scintilla che scatena ansia, come anche il tema del bambino demoniaco (sia metaforicamente che effettivamente) capace di passare per innocente agli occhi di tutti e di far credere pazzi coloro che lo accusano. Jaume Collet-Sera su quest’impianto si inventa molto poco rubando suggestioni da L’Innocenza del Diavolo e molto horror spagnolo recente. La sua idea di suspense non solo è abbastanza scontata ma a tratti anche ingannatoria.

Lunghi momenti di silenzio interrotti da rumori improvvisi, porte che sbattono, macchine che suonano il clacson o impennate della colonna sonora sono il mezzo principale per aumentare la tensione anche quando poi si rivela un inganno, quando cioè la molta paura del protagonista (e dello spettatore) è per qualcosa che avviene. Purtroppo tutto questo non è propedeutico a null’altro, uno spavento fine a se stesso senza che ci sia nessuna vera costruzione di una paura duratura.

Solo il colpo di scena finale riesce a regalare qualche brivido inatteso e un senso di inquietudine riguardo i bambini e il loro modo di apprendere e rimestare le nozioni che li circondano che riesce ad accompagnare lo spettatore anche fuori dalla sala. Ma è comunque poca cosa.

3 stars.

Viola di mare

Viola di mare

titolo originale: Viola di mare
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Donatella Maiorca
genere: Drammatico
durata: 105 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: V. Solarino (Angelo/Angela) • I. Ragonese (Sara) • E. Fantastichini (Salvatore) • M. Cucinotta (Agnese) • G. Volodi (Lucia) • M. Foschi (Tommaso) • L. Lante della Rovere (Baronessa) • C. Fortuna (Ventura) • A. Vassallo (Nicolino) • E. Cucinotti (Concetta)
sceneggiatura: D. Maiorca • P. Mandolfo • M. Cristiani • D. Diamanti
fotografia: R. Allegrini
montaggio: M. Spoletini

Trama: Sullo sfondo dell’Italia ottocentesca, mentre Garibaldi sbarca in Sicilia con i suoi Mille, in una piccola isola, tra il mare pressante e la siciliana fede dei ruoli blindati, una donna vive una rivoluzione ben più grande: per sopravvivere allo scandalo della propria omosessualità accetta di fingersi uomo. A 25 anni la sua vita diventa quella di un altro: coppola, sigaro in bocca, una famiglia benedetta dal Signore, e tanto potere per occultare la trasformazione.

La storia del film Viola di mare prende spunto da un fatto realmente accaduto in un’isola della Sicilia di fine ’800.

La regista Donatella Maiorca proviene dalla televisione è stata in particolare regista de “La Squadra”.

Non deve stupire pertanto la distribuzione della Medusa Film.

Sfrondata da ogni orpello di perversione, la storia di Angela è unicamente una storia d’amore, di desiderio oltre che una strategia del vivere.

Ce ne frega qualcosa?

Io direi 2 stars virgola cinque.

Halloween II

Halloween II

titolo originale: Halloween II
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Rob Zombie
genere: Horror
durata: 101 min.
distribuzione: Mediafilm
cast: S. Moon (Deborah Myers) • C. Vanek (Young Michael) • S. Taylor-Compton (Laurie Strode) • B. Dourif (Sceriffo Lee Brackett) • C. Williams (Dr. Maple) • M. Mcdowell (Dr. Samuel Loomis) • T. Mane (Michael Myers) • D. Callie (Coroner Hooks) • R. Brake (Gary Scott) • B. Rue (Jazlean Benny) • M. Boone Junior (Floyd) • R. Curtis-Brown (Kyle Van Der Klok)
sceneggiatura: R. Zombie
musiche: T. Bates
fotografia: B. Trost
montaggio: G. Garland • J. Pashby

Trama: E’ di nuovo Halloween, e Michael Myers fa ritorno nella soporifera cittadina di Haddonfield, Illinois, per occuparsi di alcune questioni di famiglia rimaste irrisolte. Scatenando una scia di terrore, Myers non si fermerà davanti a niente per celare i segreti del suo oscuro passato. Ma la città ha un nuovo improbabile eroe, se i suoi abitanti riusciranno a sopravvivere abbastanza a lungo da fermare ciò che non può essere fermato.

Gli omaggi e i remake sono sempre pericolosi ma Rob Zombie ci si trova così a suo agio che, dopo aver affrontato le premesse e il remake dell’omonimo film di Carpenter del 1979, decide di ‘omaggiare’ anche il suo seguito del 1981. Lo fa con grande consapevolezza del mezzo e del genere nel primo terzo del film.

A partire dal momento in cui Laurie viene trasportata in ospedale la tensione sale e la paura si fa palpabile. Perché Zombie è indubbiamente capace di far percepire l’orrore rendendolo credibile e ‘quotidiano’. Dove riesce meno è nella strutturazione narrativa. Tutte le sequenze dedicate all’autopromozione del Dottor Loomis (che vorrebbero essere una freccia avvelenata scagliata contro chi strumentalizza a fini personali le sofferenze e la morte trasformandole in evento mediatico) finiscono con lo spezzare proprio quella tensione che così abilmente era stata costruita dallo Zombie regista.

È come se Rob avesse (e la migliore delle tradizioni horror lo contempla) due sé al suo interno. Uno dei quali lotta per distruggere il lavoro dell’altro.

Noi diciamo 2 stars.

E i trailer dove li guardo?

Ma nell’area commenti dell’altro blog cliccando qui, che domande.

A cura di cinemavistodame.com

I film in uscita dal 9 ottobre 2009

•7 Ottobre 2009 • 6 Commenti

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cinepresa di cinemavistodame Nei Cinema dal 9 Ottobre 2009

  • La doppia ora – di Giuseppe Capotondi
  • Ricky - di Francois Ozon
  • Motel Woodstock – di Ang Lee
  • Fame – Saranno famosi – di Kevin Tancharoen
  • Le mie grosse grasse vacanze greche - di Donald Petrie
  • Barbarossa – di Renzo Martinelli

La doppia ora

La doppia ora

titolo originale: La doppia ora
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Giuseppe Capotondi
genere: Drammatico / Thriller
durata: 95 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: K. Rappoport (Sonia) • F. Timi (Guido) • G. Colangeli (prete anziano)
sceneggiatura: L. Rampoldi • A. Fabbri • S. Sardo
musiche: P. Catalano
fotografia: T. Radcliffe
montaggio: G. Notari

Trama: Sonia viene da Lubiana e fa la cameriera. Guido è un ex poliziotto e lavora come custode in una villa. Si incontrano in uno speed date. Lui è un cliente fisso. Per lei è la prima volta, e si vede. Poche parole, un’istintiva attrazione. In pochi giorni imparano a conoscersi, a svelare le proprie ferite. Sono sul punto di innamorarsi, quando Guido muore. Improvvisamente, durante una rapina nella villa che dovrebbe custodire. Sonia si ritrova da sola a elaborare un lutto di cui non riesce a trovare il senso. E di cui alcuni addirittura la ritengono responsabile. Mentre il passato di Sonia ritorna, con tutti i suoi nodi non risolti, la realtà che la circonda comincia a collassare, fino a crollarle addosso. Chi è veramente Sonia? E soprattutto, è davvero Guido quello che lei continua a vedere?

Molte sono le ragioni che ci spingono a parlare (ed a scrivere) assai bene di questo film.

La prima è che un film d’esordio, e si sa che noi amiamo le atmosfere aurorali, che si respirano su certi set.

La seconda è che trattasi di film cosiddetto di sceneggiatura.

Che significa? Mi chiederete, e giustamente, voi.

In primis una menzione al Premio Solinas, che voglio dire mica pizza e fichi.

In secundis la peculiarità dell’impianto narrativo.

Viene, in pratica, chiesto allo spettatore di codesta opera, non solo di attivare al massimo i processi d’infralettura narrativa (comprendere, cioè, immaginandoli, i bit di accadimenti non mostrati), ma, addirittura di risovere, insieme agli esistenti, le vicende intricate del film.

Non vogliamo anticipare di più in questa sede.

Filippo TimiKsenia

La terza motivazione attiene alle interpretazioni di Filippo Timi, che si conferma, ancora una volta,  come uno dei migliori attori emergenti, e che pare offra al suo personaggio le ombre e le luci di una tenerezza che rischia di sprofondare nel dolore, e quella di Ksenia Rappoport (vincitrice per questa pellicola della Coppa Volpi a Venezia), che conferisce al personaggio di Sonia una fragilità psicologica assolutamente credibile, anche quando sublima nella sorpresa.

Morale?

In pratica quattro stars, e consiglio di questo blog per il weekend.

Ricky

Ricky

titolo originale: Ricky
nazione: Francia / Italia
anno: 2009
regia: Francois Ozon
genere: Commedia / Drammatico
durata: 90 min.
distribuzione: Teodora Film
cast: A. Lamy (Katie) • S. López (Paco) • A. Peyret (Ricky) • M. Mayance (Lisa) • J. Bolle-Reddat (giornalista) • A. Wilms (medico)
sceneggiatura: F. Ozon
musiche: P. Rombi
fotografia: J. Lapoirie

Trama: Quando Katie, una donna ordinaria, incontra Paco, un uomo ordinario, qualcosa di magico e di miracoloso avviene: una storia d’amore. Dalla loro unione nascerà un bimbo straordinario: Ricky.

Film interessante è invece questo di Francois Ozon che aprì la Biennale di Berlino n° 59.

Luis Buñuel diceva che bisognerebbe filmare i sogni come fossero realtà, e la realtà come fosse un sogno.

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‘Ricky’ è un film su un miracolo, pur non essendo un film cattolico.

Una sorta di  elogio della diversità, in salsa puramente laica.

Un film rischiosissimo dunque, e, pare, miracolosamente riuscito.

François Ozon è un autore francese che, del resto, ci ha abituato a parecchie sorprese, anche se spesso lascia interdetti sia la critica (quella ufficiale non certo la mia), che il pubblico.

Noi gli accreditiamo 3 stars virgola cinque.

Motel Woodstock

Motel Woodstock

titolo originale: Taking Woodstock
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Ang Lee
genere: Commedia
durata: 110 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
cast: L. Schreiber (Vilma) • P. Dano • E. Hirsch • J. Morgan • E. Levy (Max Yasgur) • I. Staunton (Mrs. Tiber) • K. Garner • D. Fogler (Devon) • K. Sussman (Stan)
sceneggiatura: J. Schamus
musiche: D. Elfman
fotografia: E. Gautier
montaggio: T. Squyres

Trama: Tratto dal libro “Taking Woodstock, a True Story of a Riot, a Concert, and a Life” di Elliot Tiber, l’uomo che ha reso possibile il festival che raccolse mezzo milione di partecipanti giunti da qualunque parte del mondo, il film – girato vicino a Woodstock – è incentrato su un ragazzo che lavora al motel dei genitori e dà involontariamente il là al concerto-evento del 1969.

Poco si può dire sulle capacità registiche di Ang Lee.

Quanto al film, lo stesso non deve essere confuso con una pellicola che celebra l’anniversario del concerto (40 anni).

Trattasi, piuttosto, della trasposizione dal letterario al filmico del punto di vista che, sul concerto, ebbe Elliot Tiber.

Ciò, in pratica, tende a significare che Ang Lee ha scelto, per questa sua opera – che rinverdisce le atmosfere di “Banchetto di nozze” – lo sguardo di colui che, in questo concerto, intravide un’opportunità personale, ancor prima di realizzare il valore e la portata che quei tre mitici giorni, avrebbero finito con l’assumere per la cultura tout court, e non solo per quella pop.

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Tiber ha scritto con Tom Monte il libro “Taking Woodstock. A True Story of a Riot, A Concert and a Life” ed Ang Lee ha preso le mosse dalla sua testimonianza non (quanto meno non solo), per raccontare il concerto (questo in verità era già stato fatto cinematograficamente, e con grande maestria, da  Michael Wadleigh, che aveva tra gli aiuti un giovine, un certo ehm … Martin Scorsese), ma per descrivere una Società.

Lo fa attraverso una moltitudine di personaggi, più o meno di primo piano, ognuno dei quali finisce con il rappresentare una delle tante prospettiche facciate, di quella sorta di gigantesco prisma ottico, che erano gli Stati Uniti d’America, all’epoca.

Non meno di tre stars virgola cinque (ma nemmeno di più, eh).

Fame - Saranno famosi

Fame – Saranno famosi

titolo originale: Fame
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Kevin Tancharoen
genere: Commedia / Musicale
durata: 120 min.
distribuzione: Lucky Red Distribuzione
cast     N. Naughton (Denise) • K. Penabaker (Jenny) • A. Perez de Tagle (Joy) • K. Grammer (Joel Cranston) • M. Mullally (Fran Rowan) • C. Pennie (Malik) • A. Book (Marco) • K. Payne (Alice)
sceneggiatura: A. Burnett
musiche: M. Isham
fotografia: S. Keavan
montaggio: M. Kerstein

Trama: Remake del celeberrimo film diretto da Alan Parker nel 1980. Come l’originale, questa moderna versione è incentrata sulla vita di alcuni studenti che frequentano una scuola di spattacolo a New York, dalle prove per l’ammissione fino al diploma.

Si, ok, e allora?

Ci teniamo l’originale, tanto più che questa operazione nell’era dei talent show stile Maria de Filippi, mi puzza lontano un miglio.

Scommettiamo che, nostro malgrado, sbancherà al box office?

Sempre che regga il passo di Tarantino e di Tornatore, eh.

Noi, però, diamo 2 stars al film, e siamo generosi.

Le mie gross grasse vacanze greche

Le mie grosse grasse vacanze greche

titolo originale: My Life in Ruins
nazione: U.S.A. / Spagna
anno: 2009
regia: Donald Petrie
genere: Commedia
durata: 95 min.
distribuzione: Videa CDE
cast: N. Vardalos (Georgia) • R. Dreyfuss (Irv) • A. Georgoulis (Poupi Kakas) • A. McGowan (Nico) • H. Williams (Big Al) • R. Dratch (Kim) • C. Goodall (Dr. Tullen) • I. Ogilvy (Mr. Tullen)
sceneggiatura: M. Reiss
musiche: D. Newman
fotografia: J. Alcaine
montaggio: P. Don Vito

Trama: Georgia è una guida turistica, prende la vita troppo sul serio e nel suo lavoro e addirittura pedante. Tutto sembra andare storto, fino a quando non si trova a fare i conti con uno strampalato gruppo di turisti in vacanza in Grecia, sua terra natale …

Qui, ragazzi, dal combinato disposto del cinema made in Usa e della enorme capacità del Marketing cinematografico italiano non c’è più davvero limite alla decenza.

Della serie.

Loro fanno una merda di film. Si ho detto merda e allora? Quelli ci mettono un titolo civetta. (Che si scherza mattacchioni !!!)

Cosa sono i titoli civetta.

Sono come degli specchietti per le allodole, dove, però, le allodole siete voi.

Tempo addietro ci fu un film, “Il mio grosso grasso matrimonio greco“, una pellicola del 2001, che era un film onesto e divertente. Sempre made in USA e diretto da Joel Zwick.

Ora il gioco qual’è?

Si prende un film che ha in qualche modo attinenza con la Grecia, e gli si appioppa un titolo simile.

Il regista è un altro?

E chi se ne frega noi dobbiamo vendere mica informare.

Ecco ora siete informati.

Il film fa cagare o quasi (eh si scherza eh non sto parlando sul serio, eh).

Noi gli diamo due stars ed una tiratina d’orecchi ai markettari, eh si, vi abbiamo sgamati.

Come? C’è Nia Vardalos che recitava (anche) ne “Il mio grosso grasso matrimonio greco”?

E allora? Anche che ne so Vittorio de Sica, con dei fini assai più nobile di questa pellicola, ha fatto dei brutti film, per dirne una.

Stupisce solo il nome di Tom Hanks come produttore, si vede che avrà bisogno di soldi, mah …

Grosse grasse risate italiane.

Barbarossa

Barbarossa

titolo originale: Barbarossa
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Renzo Martinelli
genere: Drammatico
durata: 139 min.
distribuzione: 01 Distribution
cast: R. Degan (Alberto da Giussano) • R. Hauer (Barbarossa) • F. Abraham (siniscalco Barozzi) • A. Cupo (Alberto Dell’Orto) • H. Jivkov (Gherardo Negro) • C. Cassel (Beatrice di Borgogna) • K. Smutniak (Eleonora) • A. Molina (Ildegard Von Bingen) • E. Bouryka (Antonia) • H. Shopov (Rainaldo di Dassel) • F. Martinelli (Tessa)
sceneggiatura: R. Martinelli • G. Schottler • A. Samueli
musiche: Pivio • A. De Scalzi
fotografia: F. Cianchetti
montaggio: O. Bargero

Trama: Campagna intorno a Milano, anno 1158. Un ragazzo salva fortunosamente la vita a uno sconosciuto cavaliere. Si chiama Alberto da Giussano, milanese e figlio di un fabbro, e non crede ai suoi occhi quando capisce che il guerriero imponente che ha di fronte è Federico I di Hohenstaufen, l’Imperatore. E’ il primo di una serie di fatali incontri tra due personaggi che per origini e condizione sociale non avrebbero mai potuto incontrarsi. Federico ha un sogno: la realizzazione dell’impero universale. E, insieme, un dubbio che lo tormenta: è davvero lui che Dio ha eletto per quella missione?

E lo so, prima o poi doveva accadere.

Dopo le trasmissioni faziose dei comunisti di Santoro, doveva arrivare, quanto meno al Cinema, la risposta, cinefila, della  Lega.

Ed allora questo blog si è documentato. E tenterà di dare una visione oggettiva della questione.

Alla prima milanese del film è stata presente, infatti, ed in duplice veste, la Lega.

Sullo schermo c’era, infatti, quella Lombarda, costituitasi a Pontida nel 1167, e che il 29 maggio del 1176 sconfisse a Legnano, Federico I Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero. (Ma tu guarda i corsi e i ricorsi storici, no?)

Nella platea del magnifico cortile dello Sforzesco, c’era la Lega di Bossi: il leader e poi senatori e ministri.

E c’erano il Presidente del Consiglio (si può scrivere Presidente del Consiglio senza essere denunciati … speriamo di si … incrociamo le dita), e c’era, anche, il sindaco di Milano.

Il regista Martinelli, ha fatto agire Alberto sul territorio, proponendo il film in cinquanta città del nord.

L’eroe milanese è diventato, di fatto, un membro del movimento, efficace e romantico, disponibile e attivo, proprio come un iscritto, anzi come titolare della tessera numero uno.

Il film sul territorio è, appunto, una sorta di apologia della Lega sul territorio: l’intuizione di Umberto Bossi che, fin dai primi anni Ottanta, cominciò a spendersi in prima persona, parlando, dibattendo o attaccando manifesti, nelle vie, nei bar, sui cavalcavia, nelle piazze dei comuni pedemontani della Lombardia.

Era l’idea del rapporto diretto, semplice e antico, senza i media di mezzo, del politico con la gente.

E certo sappiamo che l’idea ha funzionato.

Il film di Martinelli rappresenta un bel vettore di epica e di avventura, peraltro ammettiamolo, assolutamente dimenticati dal Cinema italiano, e costituisce un buon esempio valori (ops … che ho detto), di elementi fondanti della politica, peraltro in gran parte dimenticati, dall’attuale classe sia filo-governativa che non, contemporanea, ne converrete:  l’abnegazione e l’eroismo.

Tuttavia in questo blog, ve ne sarete accorti, anche in un caso come questo, che potrebbe rappresentare, come dire, l’occasione più favorevole, non si scrive di politica ma di <cinema.

E come cinema … diciamo non più di 3 stars, …che non si sa mai. ;-)

Mah …

E non dimenticate di vedere tutti i trailer di là, nell’area commenti.

A cura di cinemavistodame.com